
POLAROID
Settimane intense in terra milanese: felicemente sopravvissuti alla settimana della moda, con i relativi eventi, modelle morte di fame (in tutti i sensi), traffico della serie “ every day low price”, parcheggi introvabili sotto casa poiché ETRO ha deciso che quella location proprio davanti casa tua fa tanto “figo” e non ultimo la “ Vogue Fashion Night” (che ho trascorso al sicuro in una palestra deserta).
La Divina Provvidenza ha voluto che nel frattempo si svolgesse il Milano Film Festival e MITO ( il gemellaggio Milano-Torino con tanti eventi dedicati) e miracolosamente le sorti della settimana si sono risollevate con una deliziosa serata in terra bocconiana, (anche lì si dovrebbe aprire un capitolo che è meglio lasciar ermeticamente
chiuso) dove è stato proiettato “Luci della città” di Charlie Chaplin con sottofondo la colonna sonora da lui scritta ed eseguita da un'orchestra dal vivo.
E' stata un'esperienza realmente degna di nota. Da precisare che non sono una cultrice del genere muto (da brava logorroica quale io sono) o di Chaplin, ma ammetto che il bianco e nero, quell'ironia ben miscelata con una dose di malinconia velata e bonaria, la colonna sonora eseguita egregiamente, hanno reso il momento come dire, da “polaroid”. Sono perfino tornata a casa con “l'illusione” nel cuore che le apparenze e l'esteriorità non contano perché la concretezza, i fatti, le opere fanno la differenza (attenzione: questo ultimo periodo sarete in grado di comprenderlo solo se avrete visto il film, se così non fosse vi consiglio di adoperarvi, perché merita!). E non ultimo una lucida consapevolezza è piombata su di me, agevolando una riflessione banale ma non troppo scontata: per far ridere ci vuole semplicità, una mimica brillante e spontanea, ed un animo malinconico che dona raffinatezza ad un'autoironia sagace. Solo così si doneranno risate ai posteri in eterno ed aleeggerà su di voi aria di santità!
Altra meritata “fortuna” è stata l'inaugurazione della mostra di Picasso, sempre in quei giorni a Palazzo Reale. Facendo lo slalom tra improvvisi set e sfilate “just in time” l'ho affrontata con un degnissimo e prezioso compagno, per una “critica” consapevole e puntuale del genere.
Picasso... quale personalità e occhi affascinanti che scrutavano la realtà. Così poliforme e mutevole nel suo continuo sperimentare, anche se la mostra non gli ha fatto per nulla onore: fredda e confusionaria, non si respirava “né personalità né atmosfera” e per trovare la via nelle diverse sale, si necessitava del filo di Arianna. Basta dirvi che il principio, fu la fine, un Guernica “vivisezionato” proiettato su un muro, nella sala più malandata del palazzo, perché portatrice sana dei bombardamenti subiti. Inquietante e traballante, è dir poco e del tutto incomprensibile il senso del tutto, poiché privo di un' introduzione o breve biografia, video e so on. Uscendo il dubbio sortì che fosse stata concepita per i soli “esperti” che già tutto sanno e tutto hanno visto (ed allora che dovevano venire a fare?) mentre noi poveri “appassionati e amorevoli della cultura” dovevamo solo essere meri spettatori di chi non avremmo mai potuto comprendere, giustificati dalla nostra coscienza, che tacita all’occorrenza, ci dava il nullaosta per starcene a casa. E INVECE NO!!! L'arte è democratica e amica di tutti, si concede a tanti ed è una meretrice affascinante dal cuore d'oro, basta avere una sensibilità al bello e all'infinito per ritrovarsi innamorati di lei, senza mai esser ricambiati.
Per non farmi mancare nulla durante la settimana, ho avuto inoltre, l’opportunità di vivere un venerdì sera realmente trasgressivo: la veglia annuale di preghiera del Redditio Sy
mboli, con messaggio ai giovani annesso, da parte del vescovo. Location? Duomo! Fantastico come tramite “conoscenze” varie, sono riuscita ad arrivare al bagno della sacrestia, raccomandata e rigorosamente “donna” tra tutti preti, uomini religiosi, seminaristi in fila insieme a me. Quasi “il Diavolo veste Prada”, anzi “La Mattiuzzo” da come mi osservavano. E mentre sgattaiolavo nei meandri dell'altare, cripta e così via mi sono soffermata piccoli istanti (prima che mi cacciassero per l’inizio) ad osservare il soffitto, le pareti, le vetrate colorate e devo ammettere che come un Don Giovanni, il Duomo miete vittime, emanando la sera il suo più grande fascino, così gotico, tenebroso, “medievale”, tanto che mi sentivo un po’ la sedotta e abbandonata di turno, in una delle cattedrali dei “Pilastri della terra” di Follet. Detto ciò si è guadagnato una polaroid che è d’obbligo e più che meritata.
Sono inoltre caduta in una meraviglia senza fine, constatando che in alternativa alla Milano da bere, regno indiscusso dell'esserci per apparire, del perdersi per ritrovarsi sempre nelle intricate reti del networking e delle rigorose regole implicite dell'etichetta glamour (etichetta il più delle volte tarocca), c'erano centinaia di giovanissimi che dalle 20.45 alle 22.30 spendevano la serata ad ascoltare e cantare parole di lode a Chi da Lassù ci guarda (forse a volte divertito dai miseri affari umani). Li osservavo ed era divertente notare come capelloni dalle maglie rock stracciate, mescolati ai ragazzi perfettini delle famiglie cattoliche più che buone, coppie di fidanzatini adolescenti abbandonati ai più bei sentimenti, secchioni e soggettoni dalla vita tutt'altro che facile, il ragazzo un po' leader, un po' trendy che non ti aspetti (insomma ce ne è per tutti i gusti), vivono e convivono in un’eterogeneità senza fine, prendendosi per mano durante il Padre Nostro. A quel punto ho capito di essere realmente vecchia poiché non più abituata a prendere la mano di sconosciuti con una naturalezza ormai del tutto persa, e all'alba delle 22.00 mi sono apprestata a socchiudere gli occhi stando ben attenta a non cadere nelle dolci braccia di Morfeo, come a dire che non ho più il fisico!
Nonostante tutto quindi ho concluso che si crede ancora a Qualcosa, a Qualcuno, decisamente contro ogni previsione e udite udite si professano ancora i buoni sentimenti. Decisamente trasgressivo oserei dire.
A pensarci bene, le ab
biamo viste di ogni, ne abbiamo fatte di ogni, ci inventiamo sempre quel qualcosa che si discosta dalla massa, per poi tornare ad essere immancabilmente visto e rivisto, ed invece, ironia della sorte, o di questo tempo postmoderno piatto e banale, i veri trasgressivi sono proprio loro, i ragazzi del Duomo, i ragazzi con cui ho parlato, che “trasgrediscono” le regole del più comune senso osservandolo divertiti.
E insieme a loro il premio “trasgressivi non sospetti”, in giro per questa esistenza, lo hanno vinto: chi va a letto alle 23.00 di venerdì/sabato sera leggendo un libro e sorseggiando una tisana, mentre il popolo della notte esce; chi lavora tutto il giorno e alle 18.00, fa cadere la penna (matita, righello, gomma e tutta la cancelleria disponibile) con un solo pensiero “tutti a casa, alèèèèèè” ( slogan che di questi tempi è molto gettonato ma per tutt’altre tristi faccende politiche); chi educatamente dice “grazie” (e non con fare sarcastico); chi volendo una famiglia, si sposa e fa sesso tutta la vita solo con il rispettivo (esiste realmente), chi dichiara di essere felicemente sposato e nella pratica è fedele (perché tra il dire e il fare, si sa…), chi non ha tatuaggi o piercing ma solo un corpo rosa, bucato naturalmente da Madre Natura (e qui mi fermo) con smagliature e pancetta all’occorrenza; chi va in vacanza con la famiglia, ne è ben contento ed ogni mattina è un po’ stile “Mulino Bianco” con uccellini che cinguettano che ci stanno sempre bene; chi compra abiti per poi guardare a casa di che marca siano trasgredendo la regola fondamentale dello shopping seriale; chi sorride e dice “sono felice” (e non è un personaggio di Moccia), chi viaggia “assaggiando il mondo” con uno zainetto e qualche futile cosa (e non è uno sparito di Chi l’ha visto) chi crede in qualche fede non ben indentificata ed in nome di essa aiuta gli altri; chi crede nel principe azzurro o la principessa dal vestito rosa (i colori sono puramente indicativi, personalmente li cambierei con il principe verde=speranza e la principessa nera= molto rock); chi coltiva fiori, ci parla e vede il mondo colorato (ed ha tutte le facoltà mentali al posto giusto); chi va al supermercato e non si incazza se c’è fila alla cassa mantenendo uno stato zen; chi ti invita a prendere un gelato e ti viene a prendere in bici; chi evita come la peste interventi di chirurgia plastica o si tiene i capelli grigi così come sono (perché ammettiamolo acquista fascino), chi non usa cellulari, li perde in giro e neanche li rivuole indietro nel caso; chi non fuma, non beve, non si droga e resiste agli stress vari con un assoluto stoicismo e senza integratori; chi non guarda la tv perché la realtà non può essere peggiore di quel che si vede in quella scatola; chi assimila i social network a comunità di eremiti dislocati; chi saluta con sorriso vero e spontaneo (non essendo una hostess o la tipa della pubblicità del dentrifricio).
Ora se questo è, come la realtà delle cose va dichiarando e se qualche polaroid nello scorrere della vita quotidiana ordinaria ancora salta fuori, rubo le parole a Voltaire (che non me ne voglia) e mi dico “Après tout, c’est un monde passable…”
Francesca






