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Epatite C – Dal Senato l’impegno dell’eliminazione del virus nel 2030 in Italia secondo le indicazioni OMS

Epatite C – Dal Senato l’impegno dell’eliminazione del virus nel 2030 in Italia secondo le indicazioni OMS

Al Senato, in occasione del Progetto finale “CCuriamo”, specialisti e pazienti si rivolgono alle istituzioni affinché possa trovare concretezza sia lo screening sulla popolazione per identificare il “sommerso” HCV sia il rinnovo dell’innovatività per i farmaci anti-HCV.

Nel provvedimento Milleproroghe, all’esame in queste ore, abbiamo presentato un emendamento che introduce uno degli strumenti che risultano costo-efficaci – precisa Elena Carnevali, membro della XII Commissione Affari Sociali Camera Deputati – Necessario lo screening gratuito su coorti di popolazione da introdurre in via sperimentale per un biennio”

PER SIMIT IL PIANO NAZIONALE HCV NON DEVE ESSERE INDEBOLITO – In Italia in questi ultimi anni sono stati trattati per l’infezione da HCV più di 200mila persone, ma nell’ultimo anno i pazienti trattati sono diminuiti dai 55mila del 2018 ai 36mila del 2019, con un decremento significativo che ha allarmato la comunità scientifica. Perché il nostro Paese possa essere in linea con l’obiettivo fissato dall’OMS per il 2030 di eliminazione di questo virus, occorrerebbe recuperare almeno 25mila pazienti all’anno di quel “sommerso” stimato in 250-300mila persone ignare di avere il virus e potersi curare in maniera risolutiva.

IL PROGETTO “CCURIAMO” AL SENATO CON LA COLLABORAZIONE DEI MEDICI DI FAMIGLIA IN PRIMA LINEA – Attualità e politica sanitaria nel corso del dibattito apertosi in occasione del convegno tenutosi ieri 12 Febbraio presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani – Senato della Repubblica. Lo spunto è stato fornito dal bilancio sul progetto “CCuriamo”, promosso da ISHEO, Società di Ricerca, Consulenza e Formazione impegnata nell’analisi di impatto economico e sociale dell’innovazione in Sanità, con gli infettivologi di SIMIT, gli epatologi di AISF, e i medici di medicina generale della SIMG, e realizzato con il contributo incondizionato di Gilead Sciences. L’obiettivo dell’iniziativa è stato realizzare una fotografia aggiornata della strategia di eliminazione dell’HCV in Italia, tra successi e passi ancora da compiere, chiamando in causa anche il ruolo imprescindibile delle Regioni. Nel 2019 sono state condotte 5 tavole rotonde che hanno coinvolto circa 30 esperti da tutta Italia, che riunendosi a Roma hanno condiviso dati, best practice con impatto sul livello nazionale come pure su singole Regioni, e con impatti anche sulle popolazioni chiave per l’eliminazione dell’Epatite C, ossia la popolazione carceraria, i consumatori di sostanze stupefacenti e i coinfetti HIV/HCV positivi.

LA STRATEGIA PER SCOVARE I PAZIENTI CON HCV – Tutto ciò ha portato inoltre ad un sostanziale vantaggio in termini di sanità pubblica con una riduzione dei ricoveri per cirrosi, per epatocarcinoma e del numero di soggetti sottoposti a trapianto di fegato. “In questo scenario assolutamente positivo fanno notizia gli ultimi dati AIFA che dimostrano un importante decremento dei pazienti avviati al trattamento – evidenzia il Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT. – Ciò è avvenuto poiché sono esauriti tutti i pazienti in cui l’infezione era nota e quindi servono ora nuove strategie per rintracciare le persone infette che non sanno di avere l’infezione. Infatti, l’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che in Italia ci sono circa 300mila persone con infezione ancora da trattare. È quindi auspicabile che sia previsto da parte dello Stato un finanziamento finalizzato a facilitare lo screening per HCV attraverso la gratuità del test per le persone a maggior rischio di infezione”.

L’IMPEGNO DELLE ISTITUZIONI – L’Italia è tra i Paesi che più ha operato  per il perseguimento dell’eliminazione dell’epatite C per raggiungere gli obbiettivi dell’OMS di eliminazione entro il 2030. Quasi 200 mila pazienti hanno avuto accesso alle nuove terapie antivirali. Eppure  stiamo attraversando un passaggio  delicato. “Siamo tra i Paesi che, come dichiarato dal Center Disease Analysis (USA), si colloca tra i 12 in grado di eliminare effettivamente questa malattia – ha dichiarato l’On. Elena Carnevali, membro della XII Commissione (Affari Sociali). – L’introduzione dell’equivalenza terapeutica per alcuni farmaci antivirali, il passaggio ancora incerto sulla perdita eventuale del carattere di innovatività di altri farmaci e la conseguente uscita dall’accesso al fondo dei farmaci innovativi non oncologici possono indebolire  i successi raggiunti. Oggi il nostro SSN, tranne che per alcuni specifici soggetti, non si è dotato di uno screening gratuito, uno degli strumenti più efficaci per poter far emergere il “sommerso” di pazienti con HCV, che non sono a conoscenza di aver contratto l’infezione. Oggi abbiamo un’occasione che definire storica non è affatto eccessivo. Nel provvedimento che impropriamente chiamiamo “milleproroghe” ci sono anche altri articoli di legge dedicati alla sanità. È proprio in questa sezione che abbiamo presentato un emendamento che introduce uno degli strumenti che risultano costo-efficaci: lo screening gratuito su coorti di popolazione, da introdurre in via sperimentale per un biennio. Il nostro obiettivo è di garantire migliori condizioni di salute per i pazienti con HCV, evitando insorgenza di patologie molto più severe e gravi e tanto più impattanti sulla sostenibilità della spesa sanitaria. Solo mettendo in campo strumenti innovativi che facilitano l’accesso alle terapie antivirali possiamo invertire la flessione nel reclutamento di questo ultimo periodo che anche AIFA e ISS hanno rappresentato durante le audizioni dell’indagine conoscitiva su HCV. Mi auguro che questa occasione venga colta  vista la sensibilità del Ministero della Salute. Un’opportunità per coordinare al meglio l’impegno delle regioni e per garantire obiettivi di salute che il nostro SSN può vantare”.

LE PREOCCUPAZIONI DEI PAZIENTI – Da parte dei pazienti emerge una forte preoccupazione per i rischi a cui può essere sottoposto il piano di eliminazione dell’Epatite C in Italia. “Servono provvedimenti urgenti da parte del Governo – ammonisce Ivan Gardini, Presidente EpaC onlus. – Migliaia di pazienti con malattia avanzata di fegato potrebbero rischiare serie complicanze come il tumore, il trapianto, fino anche al decesso prematuro se non viene curata l’infezione in tempo utile. L’Associazione EpaC onlus è estremamente preoccupata per il futuro di decine di migliaia di pazienti con infezione da epatite C e malattia di fegato avanzata. Nelle ultime settimane sono stati inferti colpi durissimi al piano di eliminazione nazionale dell’epatite C, attraverso l’adozione e la non adozione di provvedimenti che rallenteranno indiscutibilmente l’offerta terapeutica ai pazienti con infezione attiva. Con l’avvio delle gare regionali di equivalenza terapeutica decisa da AIFA contro il parere delle Società scientifiche, e con il mancato rinnovo del requisito di innovatività per i farmaci anti-HCV, il Parlamento rischia di indebolire il Piano di eliminazione dell’epatite C con gravi conseguenze. Il rallentamento dell’offerta terapeutica causata dai tempi biblici delle gare regionali e l’uscita delle terapie anti HCV dal fondo innovativi – che ha garantito sinora la cura di oltre 200mila pazienti – potrebbe costare la vita a migliaia di pazienti in stato di cirrosi, per i quali il rischio di sviluppare tumore al fegato è pari all’ 1-4% per anno. Solo nel 2019 sono stati avviati ai trattamenti innovativi 11.200 pazienti con cirrosi e malattia avanzata e questi numeri restano costanti nel tempo.

Esortiamo pertanto il Parlamento e il Governo a porre immediatamente rimedio attraverso l’approvazione degli emendamenti Rostan (rinnovo innovatività per 12 mesi) e Carnevali (fondi per gli screening nei gruppi maggiormente a rischio di avere contratto l’infezione), emendamenti proposti nel decreto milleproroghe attualmente in discussione.

I farmaci anti HCV sono attualmente gli unici cost-saving (spendi 1, risparmi 3) che hanno costi di cessione al SSN (al netto degli sconti) tra i migliori al mondo. Al fine di risparmiare qualche decina di milioni di euro, esiste il rischio concreto di doverne spendere dieci volte tanto per curare tutte le complicanze che si materializzeranno per non avere curato in tempo i pazienti gravi che continuano ininterrottamente a giungere nei reparti ospedalieri per ricevere le cure appropriate”.

Maria Romana Barraco

Febbraio 13th, 2020

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