Musica

Rita Pavone: “A 74 anni, guardate quanto ancora ho da dire!” – Festival di Sanremo 2020

Rita Pavone: “A 74 anni, guardate quanto ancora ho da dire!” – Festival di Sanremo 2020

A 74 anni suonati (e una eccellente carriera alle spalle), Rita Pavone è il big più anagraficamente navigato in gara a questo Festival di Sanremo 2020. Eppure, sia per la canzone in gara (“Niente . Resilienza 74”), sia per la performance con cui si è esibita, Rita Pavone ha portato sul palco dell’Ariston una carica e una energia davvero incredibili.


https://www.youtube.com/watch?v=f1jX9rveHD4

Rita Pavone nasce il 23 agosto 1945 a Torino. Il suo debutto avviene nel 1959 in occasione di uno show per bambini chiamato “Telefoniade”. Per la prima volta davanti al pubblico, si esibisce nell’interpretazione dei brani di Al Jolson “Swanee” e di Renato Rascel “Arrivederci Roma”. Negli anni
successivi, sale sul palco in diversi locali della sua città venendo soprannominata “la Paul Anka in gonnella”, visto che il suo repertorio attinge soprattutto alle canzoni dell’artista canadese.

Nel 1962 prende parte alla prima edizione del “Festival degli sconosciuti” di Ariccia, manifestazione patrocinata dal cantante Teddy Reno: egli diventa in breve tempo il pigmalione di Rita, ma anche il suo compagno (si sposeranno sei anni più tardi). Rita vince il festival e si guadagna un provino con la RCA Italiana: provino superato cantando alcuni brani di Mina. Ottiene immediatamente un contratto discografico, che la consacra al grande pubblico negli anni a seguire. Dal suo esordio a livello nazionale alla fama il passo è molto breve: merito di singoli di successo come “Sul cucuzzolo”, “La partita di pallone” (entrambe scritte da Edoardo Vianello), “Come te non c’è nessuno”, “Alla mia età”, “Il ballo del mattone”, “Cuore” (versione italiana di “Heart”, hit americana),

“Non è facile avere 18 anni”, “Che m’importa del mondo” e “Datemi un martello”, cover di “If I had a hammer”. Nel 1964, la Pavone viene chiamata a interpretare “Il giornalino di Gian Burrasca”, sceneggiato televisivo tratto dal famoso romanzo di Vamba e musicato da Nino Rota. La sigla di questo prodotto è “Viva la pappa col pomodoro”, brano destinato a scavalcare i confini nazionali nelle versioni inglese (“The man who makes the music”), tedesca (“Ich frage mainen papa”) e spagnola (“Que ricas son le papasin”).
Finita addirittura nel saggio di Umberto Eco “Apocalittici e integrati”, Rita Pavone vince nel 1965 il “Cantagiro” con la canzone “Lui”, cui fanno seguito hit famose come “Solo tu”, “Qui ritornerà”, “Fortissimo”, “Questo nostro amore”, “Gira gira”, “La zanzara” e “Stasera con te”, sigla di “Stasera Rita”,
programma tv diretto da Antonello Falqui. Nel 1966, invece, incide “Il geghegè”, sigla di “Studio Uno”.

L’anno successivo Rita vince nuovamente il “Cantagiro” con il brano “Questo nostro amore”, colonna sonora della pellicola “Non stuzzicate la Zanzara”; partecipa, inoltre, ai film “La Feldmarescialla” e “Little Rita nel West”, al fianco di Terence Hill. La sua popolarità in quel periodo supera i confini nazionali: viene invitata per cinque volte nella trasmissione della Cbs “Ed Sullivan Show”, negli Stati Uniti, e si ritrova sul palco al fianco di artisti come Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Marianne Faithfull, The Beach Boys, The Supremes, The Animals e addirittura Orson Welles. Il 20 marzo del 1965 Rita si esibisce in concerto nella Carnegie Hall di New York. Con la Rca Victor Americana pubblica tre dischi, che vengono distribuiti in tutto il mondo: “The International teen-age sensation”, “Small wonder” e “Remember me”. Ma il successo di Rita Pavone arriva anche in Francia, grazie a “Coeur”, “Clementine Cherie” (colonna sonora dell’omonimo film con Philippe Noiret) e “Bonjour la France”, scritto da Claudio Baglioni. In
Germania i suoi 45 giri compaiono spesso nelle classifiche dei dischi più venduti e “Arrivederci Hans” arriva addirittura al primo posto. Nel Regno Unito soprattutto grazie a “You only you”, le si spalancano anche le porte di programmi tv in cui compare al fianco di Cilla Black e Tom Jones, con la Bbc che le dedica addirittura uno speciale chiamato “Segni personali: lentiggini”.

Dopo aver attraversato alcuni anni di instabilità, in cui anche le sue apparizioni in tv si diradano, il rilancio arriva negli anni Settanta, con i brani “Finalmente libera” (cover di “Free again” di Barbra Streisand) e con “Ciao Rita”, speciale sul piccolo schermo in cui l’artista canta, presenta, imita e balla. Partecipa al Festival di Sanremo sia nel 1969 (con il brano “Zucchero”) che nel 1970 (con il brano “Ahi ahi ragazzo!”). Partecipa, con “La suggestione” (scritta da Baglioni), a “Canzonissima”, e torna a
Sanremo nel 1972 con “Amici mai”. La seconda metà del decennio regala successi come “…E zitto zitto” e “My name is Potato”, sigla della trasmissione con Carlo Dapporto “Rita ed io”. Conduce anche “Che combinazione”, show in onda in prima serata, le cui sigle “Mettiti con me” e “Prendimi” sono realizzate dalla stessa Pavone. Dal 1979 e per i successivi anni intensifica l’attività di cantautrice pubblicando gli album “R.P. ‘80”, “Rita e l’Anonima Ragazzi” e “Dimensione donna”. Nel 1989 esce “Gemma e le altre”, il suo ultimo disco di inediti. Da quel momento, Rita si gode un meritato riposo, alternato a numerose partecipazioni teatrali: veste i panni di Maria ne “La dodicesima notte” di William Shakespeare, e di Gelsomina ne “La strada”.
Nel 2006, ufficializza a “L’anno che verrà” la decisione di ritirarsi a vita privata, esibendosi in pubblico per l’ultima volta.

Nel 2011 riceve il premio “Capri Legend Award 2011”, nel corso della sedicesima edizione di “Capri – Hollywood International Film Festival”. Nel 2013 è tornata alla musica dopo ventiquattro anni dall’ultimo album in studio e dopo sette anni dal suo addio alle scene pubblicando il doppio album Masters, a cui è seguito il tour “Rita is Back!”, esibendosi dal vivo in sei concerti teatrali. Torna a cantare sul palco dell’Ariston al Festival di Sanremo 2020, dopo 48 anni di assenza: la canzone si intitola “Niente (Resilienza 74)”.



Maria Romana Barraco

Febbraio 7th, 2020

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