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La Scienza è (anche) Femmina, ma la Disparità e i Pregiudizi Sono Duri a Morire

La Scienza è (anche) Femmina, ma la Disparità e i Pregiudizi Sono Duri a Morire

L’11 febbraio in tutto il mondo si celebra la Giornata internazionale delle ‘Donne e delle Ragazze nelle Scienze’, un’iniziativa dell’Organizzazione delle Nazioni Unite giunta ormai alla sua quarta edizione. L’obiettivo è quello di puntare i riflettori sul tema “donne e scienza”, per promuovere una maggior partecipazione delle ragazze alle attività, alla formazione e alle professioni scientifiche. Tuttavia le disparità di genere in questo campo sono ancora dure a morire, basti pensare che nonostante il numero di laureate sia in aumento, il raggiungimento dell’uguaglianza e della parità nella scienza resta ancora una dura sfida da vincere nella comunità scientifica.

La ‘Giornata Internazionale per le donne e le ragazze nella scienza’ fu istituita con l’obiettivo di eliminare tutti quegli stereotipi e pregiudizi che rendono le carriere femminili un percorso a ostacoli, spiega al dott.ssa Marisa López Teijón. Attualmente meno del 30% dei ricercatori in tutto il mondo sono donne. Diventare una scienziata a tempo pieno non è affatto semplice, per molte ragioni. Nel mondo della ricerca la maternità è un tema molto delicato. Il grado di dedizione e competitività che richiede, finisce per penalizzare le donne che vogliono essere madri. Accade nella maggior parte delle professioni, ma in questo settore in particolar modo. Riduce le opportunità e l’ascesa professionale. Tradizionalmente la ricerca scientifica è associata a figure maschili e stereotipi, perciò a cascata i pregiudizi provocano mancanza di riconoscimenti, informazioni ed educazione per le donne.

Riportando una frase della ricercatrice e premio Nobel, Rita Levi Montalcini «L’umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi.», ad oggi a che punto siamo arrivati con la sempiterna disparità fra donne ricercatrici come lei e i suoi colleghi uomini?

Quando mi rivolgo a un altro esperto per un confronto o per avere la sua opinione sul lavoro che sto realizzando, troppo spesso mi viene chiesto: chi è il ricercatore principale? Sono circostanze che offendono perché mettono in dubbio l’autorevolezza di un collega in quanto donna. Affronto costantemente problemi di questo tipo in cui mi sento sminuita o non rispettata nel ruolo di ricercatrice.

Secondo il Reaserch Gate lei rientra nel 10% dei ricercatori con il maggiore impatto a livello mondiale. Quindi – al di là degli stereotipi- studio, ricerca e scienza possono andare di pari passo con la famiglia nella vita di una donna che decide di intraprendere questa carriera?

Nel mio caso, è stato così. Mi divido tra il team di ricerca, la direzione generale di Institut Marquès e la mia attività medica. Ho due figli, Borja e Bruno. E mi prendo cura di molti altri bambini, come fossero figli miei. Sembra un paradosso che abbia indirizzato i miei sforzi professionali proprio sulla maternità, tema così critico per le donne, non solo della scienza, che si trovano ancora oggi a dover scegliere tra la carriera e un bambino. Lavoro affinché possano realizzare il sogno di una famiglia. Non mi crederà, ma la prima cosa che faccio, ogni giorno al mio arrivo in clinica, è dare uno sguardo ai test di gravidanza. Provo ancora una grandissima emozione per i positivi e mi sento affranta con i negativi.

Nel 2017 le sue pubblicazioni sui benefici delle vibrazioni musicali (sin dall’inizio della vita e la scoperta dell’udito fetale), sono state premiate (la prima volta in Ostetricia in 27 anni di storia di riconoscimenti), all’Università di Harward e dal MIT con l’Ig Nobel of Medicine. L’anno successivo, nel 2018, è stata nominata a pieno titolo membro dell’Accademia di Scienze della Salute Ramòn y Cajal e riconosciuta con il ‘Cordòn y el Pin Acadèmico. Conferme importanti per il suo lavoro che porta avanti da sempre con passione e dedizione. Possiamo dire che tenacia, entusiasmo ed un lavoro costante, in cui  non mancano i sacrifici, possono azzerare le disparità in questo campo?

Tenacia, entusiasmo ed un lavoro costante possono certamente azzerare le disparità. Alle ragazze che sognano una carriera nella scienza vorrei dire che la qualità primordiale di una ricercatrice è la creatività. La creatività non è un materia che si può studiare, ne’ un’attività che si può svolgere quotidianamente per qualche ora. È un modo di essere e pensare. Per essere una scienziata è fondamentale saper comunicare, affinché la società possa comprendere ciò che si fa. È essenziale lavorare in squadra, al giorno d’oggi nessuno fa niente di importante da solo. Ma soprattutto essere determinata, non permettere a nessuno di interporsi tra voi ed i vostri sogni.

L’Italia è il paese con un tasso di natalità tra i più bassi al mondo – nel 2017 si sono registrate 7,6 nascite ogni 1.000 abitanti – e con un tasso di fertilità in calo: si parla di 1,34 figli per donna nell’ultimo anno. Institut Marquès che lei dirige con ottimi risultati è un centro di Ginecologia ed Ostetrica fondato 95 anni a Barcellona ed omologato dalle autorità sanitarie spagnole per la realizzazione di tutte le tecniche di Procreazione Assistita permesse dalla legge. La vostra equipe accoglie ogni anno un centinaio di pazienti stranieri che si rivolgono a voi alla ricerca di una gravidanza. Le vostre sedi a Barcellona, Londra, Irlanda (Dublino e Clane), Kuwait e Italia (a Roma in collaborazione con la clinica Villa Salaria e a Milano) dispongono della tecnologia più avanzata in biologia riproduttiva.Ad oggi quali sono i maggiori risultati da voi ottenuti?

In Institut Marquès vantiamo i migliori risultati in riproduzione assistita, siamo un centro di eccellenza e trasparenza. I futuri genitori possono osservare direttamente da casa lo sviluppo dei loro embrioni grazie all’embryomobile, il nostro innovativo sistema di tecnologia mobile che permette di rimanere in contatto con gli embrioni e verificare la qualità prima del transfer.

Dopo aver dimostrato l’impatto dell’inquinamento sulla salute e sulla fertilità, l’Institut Marquès ha deciso di contribuire attivamente a combattere il più possibile questa preoccupante tendenza promovendo “Il Bosco degli Embrioni”, un progetto di Corporate Social Responsibility in collaborazione con l’organizzazione ecologista L’Escurçó di Tarragona. Con il loro aiuto, state piantando un albero per ogni bambino che aiutate a nascere con i vostri processi di Riproduzione Assistita, giusto?

Da diversi anni siamo impegnati in progetti per il medio ambiente. L’anno scorso abbiamo messo in marcia il progetto del Bosco degli embrioni, per lasciare un mondo migliore ai bambini che aiutiamo a venire al mondo, grazie ad un trattamento di riproduzione assistita.

Come donna e ricercatrice ha raggiunto importanti traguardi. Ma le donne, si sa, non si fermano mai. Ha in programma una nuova ricerca su cui  sta già lavorando con la sua equipe? E se si, quale?

Continuiamo la nostra ricerca sui benefici della musica all’inizio della vita e sulla stimolazione fetale. Inoltre portiamo avanti uno studio sugli effetti dell’inquinamento e le sostanze tossiche sulla fertilità maschile. Proprio in Italia stiamo realizzando uno studio sul seme, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze della contaminazione chimica sulla qualità dello sperma. Gli italiani che desiderino partecipare allo studio potranno registrarsi sulla nostra pagina e realizzare uno spermiogramma gratuito  in forma completamente anonima.

Maria Romana Barraco

Febbraio 12th, 2019

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