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Il suicidio di Tiziana Cantone: cyberbullismo e tormentoni che ti rovinano la vita

Il suicidio di Tiziana Cantone: cyberbullismo e tormentoni che ti rovinano la vita

Si è uccisa impiccandosi con un foulard nella sua casa di Mugnano, in provincia di Napoli. Tiziana Cantone, nome non nuovo nel mondo dei social, aveva già tentato una volta di togliersi la vita. A scatenare nella giovane questa forte depressione che l’ha spinta a togliersi la vita sono state le vere e proprie vessazioni subite sui social in seguito alla diffusione di un video erotico amatoriale.

Il filmato, che Tiziana Cantone aveva condiviso con un gruppo ristretto di amici su Whatsapp, sarebbe stato poi caricato su Facebook e Twitter da uno di questi e di lì a breve è diventato un vero e proprio caso del web. La giovane, in tutta risposta e dopo aver incominciato a ricevere messaggi piuttosto pesanti ed offensivi, come in ogni caso di cyberbullismo, si era rivolta ad un legale. L’avvocato Roberta Foglia Manzillo, dopo aver citato in giudizio Facebook Ireland, Yahoo Italia, Google, YouTube e le persone coinvolte, aveva ottenuto un provvedimento d’urgenza affinché i filmati fossero rimossi dal web. Ma i video dovevano essere rimossi molto prima, come lo stesso giudice Monica Marrazzo ha affermato.
Tiziana Cantone, dall’esasperazione e nel tentativo di ricominciare altrove, dopo aver perso anche il lavoro, si era trasferita in Toscana e aveva intrapreso l’iter per poter cambiare nome, così da poter cancellare o quanto meno cercare di allontanare da sé la derisione e gli attacchi sui social.

La procura del Tribunale di Napoli nord ora ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio.
Quello di Tiziana Cantone non è di certo il primo ed ultimo caso di cyberbullismo.. Davanti a questi casi troppo spesso il web e i suoi utenti dimenticano che dall’altra parte ci sono delle persone che possono sentirsi ferite dalle parole.
La libertà dell’uso delle nuove tecnologie, strumento sicuramente prezioso nell’era del web 2.0, deve però avvenire sempre entro limiti ben precisi. Il primo e più importante limite è senza dubbio il rispetto della privacy e della vita individuale, alla base del cosiddetto diritto all’oblio, ovvero il diritto da parte del cittadino interessato di pretendere la rimozione dalla rete di dati o materiale sensibile che lo riguarda. Troppo spesso questo viene dimenticato, specie nelle questioni di cyberbullismo, specie sui social dove sembra non esserci spazio per  la riservatezza e dove anche la cosa più intima, come un rapporto sessuale, diventa spettacolo. Ecco perché ormai la tutela della propria reputazione digitale va praticamente di pari passo con la salvaguardia della reputazione reale.

Giulia Mirimich

Settembre 14th, 2016

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