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L’Italia perde ai rigori: la Germania conquista la semifinale

Scritto da il 3 Luglio 2016

È iniziata con un minuto di raccoglimento, accompagnato da un lunghissimo applauso del pubblico di Bordeaux, per l’attentato di Dacca in Bangladesh, la partita più lunga di questo europeo. La partita più difficile per un’Italia sulla quale nessuno aveva scommesso e che ora si ritrova a leccarsi le ferite di fronte ad una Germania che le ha restituito il ben servito dopo tanti anni di amare sconfitte.

Davide contro Golia, la tecnica di grandi campioni, oggi un po’ sottotono, contro la forza di chi ha provato a giocarsela davvero in tutti i modi, portando a casa quantomeno l’appagamento di aver affrontato tutto, soprattutto le critiche, a testa alta.

Germania-Italia è stata una partita tirata, a tratti difficile, ma piena di emozioni. Perché se affrontare i tedeschi in 90 minuti può essere sempre imprevedibile, giocarsi tutto ai rigori è sicuramente più complicato. Così, il pareggio di Bonucci su rigore dopo la rete di Ozil al 20′ del secondo tempo, avrebbe dovuto far presagire che il destino questa sera avrebbe giocato e beffato gli azzurri proprio…. ai rigori.

Questo gruppo ha dato tutto, c’è la delusione per i rigori ma nessun rimpianto. Questi ragazzi hanno dimostrato impegno, di aver dato tutto e un incredibile amore per la maglia: lascio un’eredità importante” queste le parole di Conte al termine del match. Perché nonostante il ct abbia sempre portato con se una carovana di grandi polemiche, è fuori dubbio che abbia saputo riconfermare la sua grande personalità anche nelle scelte più discusse.

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E noi potremmo stare qui a polemizzare sulla spocchia di Pellé davanti Neuer. Potremmo stare qui ad elencare in serie i giocatori che hanno sbagliato, ma se c’è una cosa che abbiamo imparato da questi Europei è il senso del gruppo. “Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore…un giocatore si vede dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia..” canta De Gregori. Forse ora, nel tornare a casa con un po’ di malinconia guardando Buffon versare lacrime di commozione, non possiamo che dargli ragione.


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