Calcio

Cruijff: Quando Dio scelse il 14

Cruijff: Quando Dio scelse il 14

Il calcio consiste fondamentalmente in due cose. La prima, quando hai la palla devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano devi saperla controllare. Se non la puoi controllare, tantomeno la puoi passare.” (J. Cruijff)

Non è facile riassumere in poche righe quello che Johann Cruijff ha rappresentato per il calcio.
Ma di quel ragazzo forse troppo gracile, con le caviglie sformate che passava gran parte del suo tempo a giocare per le strade della periferia di Amsterdam, più delle giocate, più dell’immenso palmarès di trofei raccolto in carriera, si ricorderà il suo modo di intendere il calcio.
Già perché quello che Gianni Brera definì “il Pelé Bianco” era molto più di un giocatore fenomenale. Cruijff fu innovatore già nel suo modo di stare in campo, una sorta di centravanti atipico in grado di essere sempre al centro della manovra, catalizzando su di sé tutti i palloni e disegnando calcio con una velocità di piedi e di pensiero inconcepibile per l’epoca.
Anche nella scelta del numero di maglia il genio olandese fu pioniere: le storie sull’origine del mito del numero 14 sono molteplici, sta di fatto che quella maglia ha contrassegnato le gesta di uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, per alcuni, tra cui Van Basten e Platini, il migliore in assoluto.
Con l‘Ajax prima e successivamente con la maglia del Barcellona Cruijff ha fatto incetta di trofei, vincendo tre coppe dei campioni, dieci campionati nazionali e tre palloni d’oro, mancando soltanto l’appuntamento con la Coppa del Mondo del 1974, persa in finale contro la Germania Ovest.

Cruijff allenatore1

Anche da allenatore (e non poteva essere diversamente), Cruijff ha fatto incetta di trofei, con quattro campionati spagnoli e due coppe nazionali d’Olanda, senza dimenticare i trionfi europei sugellati dal primo storico successo del Barcellona nella Coppa dei Campioni del 1992, con la punizione di Ronald Koeman che stende la Sampdoria e consegna la prima “coppa dalle grandi orecchie” ai blaugrana.
Tuttavia, come già affermato in precedenza, è difficile spiegare attraverso i trofei, soprattutto alle generazioni attuali, il contributo portato da Cruijff al mondo del calcio.
Il fuoriclasse olandese è stato il primo e fondamentale interprete di quello che si definisce “calcio totale“, un modo di stare in campo nel quale, sostanzialmente, tutti devono saper fare tutto. Questo modo di giocare portato in auge dal leggendario tecnico olandese Rinus Michels, prima nell’Ajax e poi nella nazionale Orange aveva in Cruijff il suo diamante, la stella più luminosa di un’orchestra che annichiliva letteralmente gli avversari.
Se però applichiamo questo concetto al calcio moderno, capiamo che è soprattutto quando Cruijff è passato dall’altra parte, in panchina, che questo modo di stare in campo ha trovato la sua migliore applicazione. Se oggi il Barcellona di Luis Enrique pratica un calcio offensivo di altissimo livello, e Pep Guardiola viene riconosciuto da molti come il più grande innovatore del football attuale, molto, se non tutto lo si deve a Johann Crujff, un genio che ha rivoluzionato il calcio con il 14 sulle spalle.

Giuseppe Cerbarano

Marzo 25th, 2016

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