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Live Wine. Quando anche il vino è artigianale

Live Wine. Quando anche il vino è artigianale

Live Wine, Salone Internazionale del Vino Artigianale. Milano 6 marzo 2016.

Live Wine, Salone Internazionale del Vino Artigianale. Milano 6 marzo 2016.

Siamo solo alla seconda edizione ma il Live Wine di Milano, il Salone Internazionale del Vino Artigianale che si è svolto al Palazzo del Ghiaccio di Milano il 5-6-7 marzo, ha già le basi per diventare una tappa fissa per gli enoappassionati. Con più di 140 aziende in esposizione, l’evento ha registrato un sensibile incremento delle presenze in tutte e tre le giornate.

Ma che vino abbiamo bevuto a Live Wine?

Un vino prodotto e imbottigliato da chi lo segue personalmente dalla vigna alla cantina, proviene da un vitigno che non è stato trattato con prodotti chimici di sintesi, contenente uva vendemmiata solo manualmente, non contiene additivi non indicati in etichetta ovvero è accettata solo l’anidride solforosa ma con livelli ridotti di circa 2/3 rispetto a quanto concesso dalla legge.

Il risultato è completamente diverso, più ricco, il colore spesso è più torbido perchè il vino non sempre viene filtrato. Da provare

Gli organizzatori Christine Marzani e Lorenzo de’ Grassi hanno voluto sottolineare: “Con l’edizione 2016 abbiamo avuto la conferma che un numero sempre maggiore di persone hanno piacere a bere un vino più vivo e più naturale. Avere la possibilità di conoscere questi vini e i viticoltori che li producono è un’esperienza straordinaria e emozionante che in molti casi induce i nuovi visitatori a un cambiamento radicale nel modo di intendere il vino e la qualità del bere”.

Le aspettative sono state ampiamente soddisfatte e questi sono i risultati della manifestazione:

– 4.800 visitatori, complessivamente nelle tre giornate, di cui quasi un terzo operatori (ristoranti, enoteche, sommelier professionisti e distribuzioni internazionali)

– 146 espositori di cui 141 le cantine (28 estere) e 5 le distribuzioni

– 700 i vini in assaggio

– 17 banchi dedicati al cibo di qualità artigianale

– 250 giornalisti e blogger accreditati

Il Palazzo del Ghiaccio si è riconfermata la location perfetta per il suo fascino estetico, la luminosità e l’acustica ideale, e per contenere il vasto pubblico della manifestazione proveniente da tutta Italia e dall’estero.

Molto apprezzata l’area tematica che si è tenuta nella Sala Piranesi, lo spazio insonorizzato con vista sull’intero Salone. Le quattro degustazioni speciali condotte da Samuel Cogliati hanno avuto un grande seguito, in particolare quella intitolata “Laguna nel bicchiere” con i rarissimi vini prodotti a Venezia e nelle isole circostanti. Registrato il tutto esaurito per la degustazione delle birre belghe Lambic condotta da Patrick Böttcher.

Live Wine, Salone Internazionale del Vino Artigianale. Milano 6 marzo 2016.

Live Wine, Salone Internazionale del Vino Artigianale. Milano 6 marzo 2016.

A coronamento dell’evento, anche quest’anno le serate LIVE WINE NIGHT, organizzate in diversi ristoranti e enoteche della città, che hanno permesso a produttori e consumatori di incontrarsi in un ambiente conviviale e di avere un confronto più ravvicinato e diretto. Grande partecipazione al LIVE WINE NIGHT PARTY, organizzato dagli ideatori del Salone, che si è tenuto nella centralissima Cascina Cuccagna, dove era possibile degustare i vini dei produttori presenti in fiera in un’atmosfera carica di ritmo e vivacità.

Tra le numerose cantine provate ne abbiamo assaggiate due che meritano più di altre menzione:

Il Cancelliere (Montemarano – AV)

Il suo Aglianico conserva il nerbo e la forza originale del vitigno, senza inutili fronzoli, rappresenta tutto il potenziale di un vino e di un territorio. Il Taurasi ha quasi 10 anni ma non li dimostra anzi, ha lunga vita davanti a sè. Il sorriso e la passione di Claudio Panetta restano sempre impagabili.

Dell’Angelo (Tufo – AV)

Non si può dire di aver assaggiato il vero Fiano d’Avellino e Greco di Tufo (e qui i terreni sono veramente tufacei) se non si assaggia il suo. Il Fiano è una scoperta incredibile, nonostante l’annata giovane si sente il retrogusto fumè che sfiora quasi il sentore tipicamente terziario degli idrocarburi, i lieviti indigeni danno una grande mano…chissà cosa sarà mai tra qualche anno! Angelo Muto è davvero il signore del Greco di Tufo.

Emidio Pepe (Torano Nuovo – TE)

Un emblema del vino artigianale, un verticale di Trebbiano dal 2014 (decisamente troppo giovane) al 2008, sicuramente molto più ricco e sapido. Non ci facciamo mancare l’assaggio di Montepulciano declinato in varie annate, tutte decisamente piacevoli senza per forza arrivare al riserva.

Decisamente grandi scoperte.

Admin

marzo 20th, 2016

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